clara 的个人资料THE CLARA HORROR PICTURE...照片日志列表更多 ![]() | 帮助 |
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11月23日 era un terrorista con pochi mezzi. dirottò un tram. eccomi, dalla mia postazione pavese, armata computer portatile, sigaretta e musichetta poetica di sottofondo. la musichetta, scoperta grazie a questo esimio bloggher, meriterebbe un'interessante approfondimento del tipo "perchè le canzoni più belle hanno sempre video di youtube così raccapriccianti?". cliccare qui per credere. vogliamo parlare della coppia di cinesi a 0:05? non parliamone, potrei diventare offesiva. è arrivato, miei adorati, il momento in cui vi racconto un pò della mia nuova vita da studentessa universitaria/ triste e solitaria/ nella mia stanzetta umida e via dicendo. la via dove abito è una simpatica stradina traversa della strada principale di pavia (bulliamoci, bulliamoci) a due passi dall'università (comntinuiamo a bullarci). l'ambiente è molto parigino. strada stretta con i ciottoli, finti rampicanti con foglie e fiori viola che penzolano a mò di festoni da una parte all'altra, i negozianti che non negoziano affatto ma sono tutto il tempo fuori a chiacchierare tra di loro. per misteriosi motivi fuori dai negozi ci sono appese delle pannocchie, ma ci stanno bene. alla fine della strada c'è un ristorante libanese da cui provengono sempre strane musiche ad orari improbabili, corredato da loschi gestori libanesi che stanno spesso e volentieri all'entrata con le braccia incrociate e le sopracciglia aggrottate. l'ingresso di casa mia è tipo bunker, porta grigia liscia senza numero civico che una volta aperta si affaccia su un invitante corridoietto buio che termina con scalette mal messe. il bello è che una volta salite le scalette si apre su una specie di cortiletto interno molto poetico, con tanto di scalette poetiche, porte di legno poetiche, ballatoi poetici e via discorrendo. dietro una delle porte di legno poetiche ci sta la tana mia e dell'amica Gig, che è così composita: tu entri. poi è finita. è un pò piccola. a voi qualche personaggio essenziale della mia vita pavesina: valentina, detta la gig. ha la pregevole qualità di essere la mia coinquilina e di dividere con me la Tana. lei è una scienziata politica con la quale ho condiviso il periodo-esami, la vacanza in spagna, la scelta della facoltà e la ricerca della casa. siete commossi? io un pò, diciamolo. da lei ho appreso la nobile arte del rollare le sigarette anzichè comprarle banalmente fatte, così insieme possiamo guardare con diffidenza, magari anche alzando un sopracciglio, chi fuma le sigarette che io stessa fumavo fino a due mesi fa. ci sentiamo molto parte di un'elite, intendiamoci. come me ama il kebab, il vino rosso, la bandabardò, le camicie a quadretti e fare la scarpetta con il pane e il sugo, quindi andiamo molto d'accordo, soprattutto perchè lei sopporta stoicamente il caos che riesco a creare al mo passaggio. forse perchè la faccio ridere, o meglio, ride di me, tipo quando travolgo ogni singolo oggetto presente nella stanza andando allegramente a sbattere contro i mobili, inciampando nei miei stessi piedi, etcetc marta, ovvero la ragazza della porta accanto. la prima volta che l'ho vista ho pensato che aveva un cerchietto simpatico, la faccia simpatica e un piercing simpatico. la seconda volta che l'ho vista ho scoperto che effettivamente è simpatica. fa il secondo anno di specialistica di una roba che ha dentro la parola "comunicazioni", e infatti con noi comunica molto bene (più precisamente spesso attraverso il muro, quando sente le grida disumane e le lotte che vengono dal nostro appartamento). dulcis in fundo ha dei (simpatici) riccioli rossociliegia che la rendono adorabile. l'ingegnere, ovvero il serial killer del piano di sopra. fortunatamente la camera dove compie i suoi loschi traffici è esattamente sopra la mia, ed avendo pareti, pavimenti e soffitti di cartone si possono sentire distintamente i suoi passi pesanti che vanno avanti e indietro da mezzanotte in poi, trascinamenti di oggetti (con ottime probabilità cadaveri) e altri sinistri tonfi (lo smembramento dei corpi). l'altra sera io e la coinquilina gig stavamo guardando il silenzio degli innocenti, un filmettino tranquillo prima di andare a dormire, e mentre davamo preziosi consigli* ai personaggi (con nostro disappunto Jodie Foster non ne ha seguito neanche uno) lo abbiamo sentito nitidamente mentre trascinava un corpo morto su per le scale. per i piedi, abbiamo dedotto, dato il rumore della testa che sbatteva contro i gradini. insomma, questo esimio personaggio anzichè studiare ed ingegnarsi come farebbe qualsiasi bravo ragazzo durante la specialistica, passa il suo tempo libero a tagliare cadaveri e a disporli ordinatamente nel freezer. *"girati! scappa! allontanati dal vetro!" sandy, che non si chiama così ma ha la fortuna di chiamarsi di nome proprio Oliva, da qui a olivia newton jones e poi a sandy è un attimo. sandy è la padrona di casa mia, di marta, dell'ingegnere e delle altre tre persone che abitano nel mio condominio. una specie di magnante, direte voi, una di quelle donne energiche in carriera con le dita zeppe di anelli, truccata e un pò snob. un'arpia che piomba a tradimento in casa per controllare che abbiate un atteggiamento consono. nulla di tutto ciò. sandy è semplicemente una signora sulla sessantina, un pò stordita, fumatrice peggio di tre turchi, priva di anelli e vestiti eleganti in compenso ancora provvista dell'innocenza tipica dei bambini. quando le si fa notare qualcosa, che ne so, c'è un'invasione di moscerini nel suo condominio, lei reagisce sgranando gli occhi e spalancando la bocca in un sincero e stupito "oh". come i bambini è anche convinta di farla sempre franca: sgamata da marta a spegnere la sigaretta nel suo prezioso vaso di fiori, prima ha negato, poi ha risolto il tutto mettendosi la mano davanti alla bocca e dicendo qualcosa come "opsops" ridacchiando. il bestio. il bestio è una specie di insetto delle dimensioni di un cucciolo di condor, è stato paragonato ad una lumaca con le ali, ma ha la non indifferente qualità di essere pieno di zampe e peluria varia. vive nell'aula II della facoltà di lettere, e durante le lezioni di metrica spesso e volentieri spicca il volo dal suo angolino e, felice e beato, si mette a veleggiare per la stanza scatenando il mio panico (e se si avvicina? e se mi si posa addosso? e se ce l'ho sulla spalla e non me ne sono accorta?) finchè non si stufa e si mette comodamente sul proiettore, osservando la lezione con fiero cipiglio. per colpa sua non so un cazzo di metrica dato che passo la prima parte della lezione ad accertarmi di non avercelo vicino o ad osservare terrorizzata il suo volo, e la seconda parte a fissarlo controllando che non abbandoni il proiettore per venire a fare amicizia con me. cari amisci, care amiche, vi lascio. giusto metrica e il bestio mi aspettano. ricordatevi di fare la vostra buona azione quotidiana. 11月19日 reggae ho due o tre post in sospeso che aspettano pazientemente di essere pubblicati, orde di lettori affamati che acclamano le mie gesta, ho un sacco di cose da dire e almeno tre quarti di queste sono le mie solite brillanti spiritosaggini. ma avete presente quando una canzone un pò soft, un pò così, un pò alla no woman no cry vi prende, e vi ritrovate in quello stato confuso appiccicato alla note e alle parole, e vi rendete conto che in fondo non c'è niente da dire? no? sono io che mi faccio le pippe mentali, come al solito. ma c'è che ogni tanto sento quell'indefinita stretta allo stomaco che mi fa rendere conto che sto bene. vado in cucina a rollarmi una sigaretta, vi lascio il mio lieve buonuomore. le puttanate alla prossima puntata. 11月3日 ci sono tre cose che mi dimentico sempre: nomi, facce e la terza non me la ricordo. care neomamme, cari neopapà, mi rivolgo a voi. ma anche ad altri effettivamente, anche perchè credo che dei neogenitori abbiano di meglio da fare che cazzeggiare sul mio blog. tipo cambiare pannolini, pulire disgustisi rigurgitini, fare bubùsettete e trovare improbabili somiglianze nel pargolo con la zia Mariuccia e il bisnonno Aldo. comunque, mi permetto di suggerire dei nomi per le generazioni future, data la notevole inflazione di Franceschi, Giulie e via dicendo. puntate sull'originalità. cercate consiglio negli antichi che, si sa, sono sempre i più saggi. fatevi liberamente ispirare dal medioevo. ecco a voi, in rigoroso ordine alfabetico, una lista di nomi che il vostro bambino porterà con orgoglio per tutta la vita: Alarico Atalarico Ataulfo Cirillo Childerico Clodoveo Dagoberto Ennodio Eutiche Genserico Gundobado Nestorio Radagasio Ricimero Siagrio Stilicone Totila Ulfila per le femminucce invece abbiamo: Amalasunta Eudocia ed un classico e sempre attuale Pulcheria. andate e nominate. i vostri bambini faranno immediatamente amicizia, i rapporti sociali e l'inserimento saranno assicurati. dimenticavo: un grazie particolare a chi è arrivato sul mio blog cercando su google "voglio un cazzo grosso con pillole". buona fortuna, fammi sapere com'è andata. 10月29日 piuttosto che niente è meglio piuttosto. stanotte ho fatto un sogno che Freud si leccherebbe i baffi. mò ve lo racconto: avevo un cavallo. proprio mio, s'intende. si chiamava Ciuffo (nome discutibile), ed era lo stesso cavallo che da piccola qualche volta cavalcavo ad equitazione (quando avevo vagamente ancora qualche tendenza sportiva che non fosse "mi allaccio le scarpe"), solo che nella realtà era di un bel colore nocciola con una macchia bianca sul muso, mentre nel sogno era tutto marrone scuro. però era lo stesso, quindi declino ogni responsabilità per quanto riguarda il nome. insomma, avevo questo cavallo e camminavo allegramente tenendolo per la briglia, poi decidevo di appoggiare il mio deretano sulla sua groppa per farmi comodamente trasportare. avevo qualche dubbio perchè non aveva la sella ed era parecchio alto, ma lui da vero cavallo gentiluomo si china, mi fa salire, e via scorrazziamo felicemente in giro. ora che ci penso non sarebbe male avere un cavallo, se non fosse che fa delle cacche del diametro di un sombrero messicano. ma questo non centra. insomma, ero lì su questo cavallo e chi incontro? chi incontro? (suspance dei lettori). mia mamma e mia sorella (sospiro deluso dei lettori, ma non ci posso fare nulla che i sogni mica me li costruisco io, se no ci avrei messo, che ne so, Batman). comincio a litigare ferocemente con mia mamma. io dall'alto del cavallo, lei dal basso del cavallo, ci ululiamo contro a vicenda. *stacco* sono priva di cavalli di ogni genere, sola con mia sorella, additiamo mia mamma da lontano e ridiamo perchè ha le mechès blu. *stacco* sono di nuovo in sella al buon vecchio Ciuffo, il litigio prosegue e io me ne vado stizzita. il mio fedele cavallo mi porta via al galoppo, dopodichè siamo su una strada di cemento che va in montagna, ripenso incazzosa a mia mamma mentre il fedele destriero arranca su una curva ripida. poi suona la sveglia. parliamone. i significati freudiani sono molteplici. il cavallo è un simbolo -sorpresasorpresa- sessuale. il fatto che inizialmente mi sembri troppo alto ma che poi riesca a salirci probabilmente significa innanzitutto che sono bassa, e si sapeva, e poi sentimenti di inadeguatezza, ma ricerca di sicurezza e protezione. mia mamma simboleggia mia mamma. mia sorella simboleggia presumibilmente mia sorella. le mechès blu non lo so. mio padre era completamente assente. il fatto che cavalchi con gioia e tripudio il cavallo senza sella potrebbe voler dire che il mio inconscio mi suggerisce un desiderio di sana copula selvaggia, che non sarebbe male. il litigio feroce non è una novità nella mia vita quotidiana, almeno mentre dormo speravo di potermelo risparmiare. conclusione: ho un rapporto conflittuale con mia mamma e il complesso di edipo. ma non mi dire. 10月25日 il cobra non è un serpente. claspita scrive dalla Madre Patria Brescia, dopo uno splendido fine settimana all'insegna di "dai, ammaliamoci e fottiamocene che tanto siamo giuovani!". ieri sera avevo ad un tiro di schioppo Donatella Rettore giunta a brescia esclusivamente in mio onore per cantarmi splendido splendente e ho ritenuto apportuno andare al simpatico concertino dopo un pomeriggio di febbre malamente mischiata allo studio di storia medievale. avendo ingurgitato all'incirca una confezione intera di tachipirina (leggesi sul foglietto illustrativo: non superare le sei dosi giornaliere. ah.) ero fresca come una rosa e rincoglionita come un bradipo, ho assistito all'esibizione (spudoratamente in playback) vestita come un piccolo cosacco in partenza per la campagna di russia, ciondolando malamente e fissando malinconica le nuche della gente davanti a me che ballava, che sono bassa e quindi ai concerti generalmente il mio ruolo è quello di osservare il bassista confinato nell'angolo o le fronti degli artisti se superano il metro e ottanta. la mia dolce metà mi aveva gentilmente proposto di prenermi in spalle, ma avendo chiara in mente l'immagine di me che rovinavo sulla folla ho declinato. presto sarò in di nuovo in questo pietoso stato. (cliccare sulla invitante scritta viola per un simpatico flashback). come ben saprete da oggi si cambia l'ora da legale a solare, che a noi italiani le cose legali non piacciono troppo, chiaramente io non ne sapevo nulla e l'ho scoperto casualmente, hanno dormito tutti un'ora in più tranne la povera stronza qui presente. stamattina ho passato il tempo spalmata sul letto a mugulare sofferente mentre il mio gatto zompettava di qua e di là infilandosi sotto le coperte, facendomi agguati di ogni sorta e ritenendosi molto spiritoso. comunque la vita universitaria prosegue, ho imparato che a lettere moderne per essere veramente fashon non devi mai dire il nome completo di un'opera. la divina commedia è "la commedia", il de vulgari eloquentia è "il de vulgaris", la gerusalemme liberata è "la liberata". come dire, noi siamo intellettuali e non abbiamo bisogno di specificare nulla e schifiamo tutto il resto. 10月19日 le ricette della claspita se vi dovesse capitare di trovarvi a vivere da soli, cari amisci ma soprattutto care amiche, per l'alloggio non preoccupatevi: basta lanciarvi ad una certa ora su una superficie orizzontale munita di un cumulo di coperte aggrovigliate, rigirarvi su di voi un paio di volte fino a scavare una confortevole tana e poi planare placidamente nel mondo dei sogni. per il vitto la cosa si fa un pò più complicata. essendomi trasferita dalla casa natìa in quel di Pavia a studiare lettere moderne ("cioè? vuoi fare l'insegnante?" "manco morta." "e quindi?" segue silenzio imbarazzato.), posso contare sulle capacità culinarie mie e su quella della coinquilina Gig. a voi qualche pratico consiglio: le salsiccie alla sbagliata. prendete le salsiccie. disponetele artisticamente su un piatto e punzecchiatele qua e là con una forchetta con fare da cuoco esperto. mettete un pentolino d'acqua sul fuoco e quando giunge a ebollizione (l'acqua, non il pentolino) lanciateci dentro le salsiccie schizzando tutto intorno e rischiando di ustionarvi. nel frattempo prendete una padella, distribuiteci saggiamente dell'olio, aggiungete uno spicchio d'aglio e fatelo navigare un pò finchè sfrigola, inclinando la padella ora a destra, ora a sinistra, tutto con nochalanche e possibilmente fischiettando. nel frattempo le vostre salsiccie saranno diventate di un colorito rosa pallido, estraetele dal pentolino e fatele atterrare sulla padella (previa estrazione dello spicchio d'aglio sfrigolante). apritevi una birra e instaurate un'interessante discussione con la vostra coinquilina sulla vostra naturale regolarità. dopo un rapido consulto con la mamma della coinquilina e scoprite che avete sbagliato tutto, ad un certo punto nella ricetta compariva del sugo e a quanto pare non c'era traccia di olio (da qui il nome alla sbagliata). ridete e fate le spallucce, e inneggiando alla creatività, lanciandovi di tanto in tanto sulla padella armati di un pezzo di pane intingendolo nel sughetto che via via si forma, continuate la cottura finchè non si forma una simpatica crosticina sulle salsicce. servite con cavoletti di bruxelles affogati nell'aceto balsamico e mangiate. ed era tutto buonissimo. 10月13日 parti in fretta e non tornare. scavava tra le parole, affondava le braccia fino a farsi del male. le rosicava fino all'osso, per poi gettarle via distratta e stanca. fumava sigarette giovani, tra le unghie mordicchiate rimaneva una traccia dei suoi capelli neri. era inciampata tra note e castagne bagnate, camminando sospesa sulla corda di una chitarra. pomeriggi tagliati da sorrisi, corse e bugie, in cui morsicava riducendo a brandelli emozioni con la data di scadenza. lui creava mille storie buffe che lei appendeva come spille da balia, poi le chiudeva gli occhi e, bendati, ritagliavano bugie di cartone. camminavano a testa in giù ma sentivano che le nuvole potevano stare solo sotto ai loro piedi. avevano strappato le pagine dei dizionari costruendo aeroplani, vivevano senza definizioni in quell'intimissima anarchia. lei talvolta disegnava nervosa le sbavature e lui componeva armonie stonate. fumavano erba e rimanevano a guardare quella falce di luna ch'era lì per caso, di certo non per loro. birre di frodo riflettevano i loro sorrisi sghembi. bottiglie di vetro attaccate al soffitto tintinnavano al suono di una musica improbabile. erano sbagliati, perfetti, pirati, coloravano fuori dai margini e scambiavano tutti i colori. ma in quel caos di emozioni con la data di scadenza non hanno imparato a tenersi per mano. "poi, tutt'a un tratto, ebbe l'aria di dovermi dire una cosa bellissima, acuta come una puntina da disegno. era stato un falso allarme, però." (lo guardava mentre apriva una birra e grattava pensoso l'etichetta con le unghie. carta, colla, sotto il vetro che rimane appiccoso. silenzio statico di parole ingoiate in fretta e vomitate in quel pozzo nero. occhi spalancati e talmente pieni da diventare inutili. lei aveva indosso la sua camicia a quadri, troppo larga, troppo grande, ci spariva dentro e lui quando giela infilava piano rideva. prima. adesso no. c'era quel silenzio. silenzio sotto le unghie insieme alla colla, silenzio sul marmo freddo del pavimento, silenzio che rotolava tra la polvere nel tombino. che fine ha fatto la nostra poesia? tutto il nostro convulso jazz?) "e non saprai mai se ti ho pensata." scritto oltre un anno fa e trovato per caso in un cassetto. 9月22日 arrivederci e grazie. claspita: "Buongiorno Tizia Caia, il sito della facoltà di lettere non risulta aggiornato per cui blablabla e insomma lo devo fare sto benedetto di test d'ingresso di inglese o sticazzi? Ed è previsto un incontro per le matricole come fa la mia amica Gig a scienze politiche o pure lì siamo abbandonati a noi stessi? Grazie mille, Clara Claspita" università di pavia, ufficio informazioni matricole: "Buongiorno, tutte le informazioni si trovano nelle news del sito di Lettere.
Cordiali saluti." ma vaffanCUOGHCUOGH. 9月21日 l'ozio è un'appendice della nobiltà. qualcuno nel mio immediatissimo vicinato ha deciso di imparare a suonare lo xilofono. da circa un'ora e mezza ho la camera riempita di irritanti tling-tleng-tling che fanno per metà carrillon da infante, per metà musichetta falso zen del bar cinese vicino alla stazione. uno xilofono quando sei già vagamente nervosa può farti saltare i nervi molto, ma molto facilmente. è una di quelle cose irritanti ed inopportune, nella lista è appena sotto i peli quando mi invitano ad una festa in piscina, il ciclo quando potrei scopare, i testimoni di geova la domenica mattina, e via dicendo. ora apro tutte le finestre e metto Never Mind The Bollocks a canna. 8月29日 non ti preoccupare del fatto che il mondo possa finire oggi. in Australia è già domani.dopo la mia muta apologia del kitsch che nessuno ha cagato e che io
consideravo di indubbia graffiante simpatia, potrei lanciarmi in uno
spericolato intervento di lode al gelato. il gelato è nutriente e curativo,
lenisce la fame e le pippe mentali, o in alternativa fa ricadere in quella
familiare sensazione di bridgetjonesismo in cui a noi fanciulle in fondo
fa tanto piacere crogiolarsi. gelato is the answer. sempre e comunque.
specialmente se si possiedono dei genitori lontani, un'attitudine alla cucina
pari a zero e una casa da dividere con un gatto psicopatico e di tanto in tanto
con un motociclista che si lamenta perchè il letto è piccolo e si ciba solo di
pasta al pesto e kebab. quindi logicamente tra una pasta al pesto e un kebab il
mio nutrimento consiste in: viennetta penosamente mangiata ancora nella
confezione e gelati assortiti che si sciolgono solo a guardarli. il tutto alternato a qualche sporadico acino d'uva. mia mamma ha fatto un'incursione oggi per ripartire domani, e mi ha indicato vagamente sorpresa il frigo straripante di cibo. con una memoria alla Pico Della Mirandola mi ha elencato tutto ciò che mi aveva affettuosamente comprato, scatole di cibarie che giacevano vergini e intatte, chiedendomi sinceramente interessata che avessi mangiato per due settimane. il suono del telefono mi ha salvato, con un'agile mossa sono balzata verso la camera e ne sono riemersa ore dopo. 8月17日 se potesse questo buio cancellare l'universo immaginando i miei lettori in un depresso stato di convulsa curiosità e astinenza, mi siedo con una birra ghiacciata e il fiero cipiglio per aggiornarvi sulla mia appassionante vita. i magggici luoghi della mia estate sono stati: spagna, cum quattro ragazzuole neo maturate che hanno sfoggiato la loro profonda immaturità bevendo sangria a litri e affascinando camerieri di nome Chavi. elba, con i genitori e parenti vari, dove ho svolto alla perfezione il ruolo di tardoadolescente annoiata e scazzata che vive come un essere unicellulare: dorme a ventiquattro ore al giorno e si risveglia vagamente solo per cibarsi. londra, commovente ritorno nel loco ove più mi sento a casa mia. ho ritrovato i miei amati colleghi dell'anno scorso (per chi non ha avuto il piacere di leggermi all'epoca, da QUI in poi è storia) e ho passeggiato poeticamente sul tamigi (o meglio accanto, che mi dicono dalla regia che a camminare sulle acque non spetta a me). ora sono ritornata in gloria in patria, dove ho rivisto fiotti di parenti dopo la reclusione-esami e da un mese e mezzo schivo con abilità le loro domande sulla storia a distanza che non ho più, con soddisfazione di mio nonno che ha sentenziato con il detto popolare "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio". non mi è sembrato il caso di fargli notare di essere poco delicato e che comunque era di lucca. (che il lettore preoccupato comunque si rassicuri: sono io quella brutta e cattiva dei due). le mie giornate si srotolano con regolare lento ritmo di cazzeggio, ogni tanto mi viene in mente che devo ancora iscrivermi all'università nonchè scegliere la facoltà, ma il pensiero è subito accantonato per optare verso altre costruttive attività tipo: mangiarmi le unghie e fissare il soffitto. oggi in compenso ho dato delle indicazioni stradali (presumibilmente errate) ad un tizio uguale tutto per tutto a Daniele Silvestri, cosa che mi ha risollevato il tristo umore per dieci minuti buoni. innalzando la lattina ormai vuota vi saluto, comunicandovi che da matura diciannovenne quale sono ho finalmente capito una cosa: se hai un ciclo irregolare, casa libera e un appuntamento galante è matematicamente sicuro che vi verrà il giorno del sopracitato appuntamento galante. ho circa due ore per convincere i miei ormoni a cambiare idea. 6月20日 studio matto e disperatissimo. eh, no, eh. ho gli esami. sono indietrissimo. sono nevrotica. sono incazzosa. sono in crisi esistenziale. pure il ciclo, no, cazzo. in compenso ho notato che facendo gruppi studio tra femmine imbizzarrite si rischia facilmente di capitolare dalla genesi dei minerali a discorsi poco consoni. torno di là a fissare minaciosa la tesina. 6月15日 andata/ritorno andata. io svaccata elegantemente sul sedile del treno, con indosso le mie cuffie anni '80 ascoltavo una qualche canzone strappalacrime e scrutavo il vagone. poco distante da me c'era un omino prontamente ribattezzato L'Omino Felice, in quanto non faceva altro che spalancare i suoi occhioni sorridendo di qua e di là al nulla. un sorriso alla poltrona vuota davanti a lui. uno al finestrino. uno sguardo incoraggiante alla porta. uno carico di stima al soffitto. uno a me. e via dicendo, ricominciava il giro in un crescendo di buon umore. ero tentata di alzarmi e dirgli "senti un pò vecchio mio, dimmi che cazzo hai da essere così allegro o fammi una pera di sorrisi che per me è un periodaccio" quando sono entrati quattro femmine uguali a dei Barbapapà che hanno occupato con decisione i sedili tra me e Omino Felice. Il barbapapà piccolo con gli occhiali si è seduto vicino a me e ha incominciato a fissarmi. le altre tre barbapapà hanno inscenato un piccolo teatrino con le loro settantaquattromila valigie di perlomeno venti chili l'una tipo uh, cielo, non ce la faremo mai a metterle nel portavalige, finchè Omino Felice si è alzato e, tra sorrisi e gioia che sprizzava da tutti i pori, si è incaricato di sistemarle. coro di applausi e risatine dalle barbapapà. va detto, Omino Felice, pure essendo stracolmo di buon umore, a muscoli un pò scarseggiava. dopo aver ciondolato per tre minuti buoni sotto alla valigia della barbapapà media riesce a lanciarla sul porta valige, tra il pubblico in delirio, e prima di svenire afferma "non era poi così pesante". fortunatamente non era cosciente quando la barbapapà media ha asserito gravemente "ho portato lo stretto indispensabile" mentre le altre barbapapà annuivano comprensive facendo mmmh-mmmh. la barbapapà piccola nel frattempo si era immersa in un librone tipo dizionario, che fissava con serietà ed impegno. volevo chiederle se era già arrivata a "calcestruzzo", così, per fare amicizia, oppure svelarle il finale dicendole "zuzzurellone", ma poi ho trovato che farmi i cazzi miei era molto più produttivo ed interessante, finchè lei ha alzato gli occhi dal libro e ha detto a bruciapelo alla barbapapà zia, "ho preso cinque 10 quest'anno in pagella". silenzio ammirato di tutti. Omino Felice le sorride compiaciuto. io mi alzo, vado nel bagno, fumo una sigaretta e tento di lanciarmi giù dal treno dalla finestrella. ritorno. davanti a me una simpatica parrucchiera alla quale sento di dedicare con tutto il cuore questa canzone, accanto sua nonna pluriottantenne, sulla quale sono crollata addormentandomi platealmente. nel risvegliarmi ho sentito come una vocina interiore che mi diceva "ennesima figura di merda" e ho abbozzato un sorriso dicendo che, scusate, è che stamattina mi sono sveglaiata alle sei, ho fatto avanti e indietro in giornata. dopo qualche secondo scopro che erano sul mio stesso treno anche all'andata, e nel vedere la nonnina fresca come una rosa mentre io ero un catorcio mi sono depressa non poco. di lato avevo un'altra esponente della beata gioventù, tutta incartapecorita, una di quelle vecchiette che ruminano. cosa, non si sa. ma ogni tanto cominciano a masticare come pazze per poi scemare il movimento e riprendere allegramente più avanti. mi ha sempre affascinato questa cosa nei nonnini. magari le sfuggiva la dentiera e cercava di riafferrarla. chi lo sa. anche lei, devo ammettere, era più sveglia di me, e indottrinava sulla vita di tutti i papi e sulla sorella che era madre superiora non so dove, uno che era chiaramente un boss mafioso latitante, con tanto di occhiali da sole alle nove di sera, completo gessato e anello d'oro gigante. lui annuiva in silenzio, mentre lei di tanto in tanto interrogava il marito (identico allo Smilzo di Don Camillo e Peppone) con domande tipo "quando è morto il Papa Buono?", che tremante annaspava un attimo e poi rispondeva guadagnandosi occhiate di compassione del mafioso. la frattura si è creata quando la parrrucchiera ha dichiarato ad alta voca che a lei il nuovo papa mica le stava simpatico, neh. sguardo terrorizzato dello Smilzo. aria ammirata del mafioso. sembra annunciarsi uno scontro tra titani, poi la vecchina probabilmente valutando la stazza della parrucchiera decide di non procedere con il corpo a corpo, e si rivolge a me con aria interrogativa. tutti mi fissano. sono tentata di alzarmi e urlare "neanche sono battezzata, io, stronzi!". segue patetica scena in cui fingo che mi stiano chiamando al cellulare e mi chiudo in bagno a fumare. dal finestrino non ci passo neanche questa volta. 6月10日 grazie rosafante! ci sei sempre quando ho bisogno. cari amisci della notte, oggi ho incominciato la tesina. ho preso un foglio di bella, l'ho deposto sulla scrivania e lisciato con amore. poi ho preso una matita diligentemente temperata e ho scritto in alto "UMORISMO - il sentimento del contrario". poi sono caduta in uno stato di semincoscienza tipo viaggi mentali di JD e misteriosamente alle sette quando mi sono risvegliata il titolo era ancora l'unica cosa in bella calligrafia, però intorno c'era una serie di schizzi e disegnini dettati dal mio subconscio che una seduta dall'analista mi fa una pippa. in compenso stampo. come una pazza. cerco inutilmente di occupare il mio tempo in qualcosa di vagamente utile, quindi cerco su internet materiale sulla tesina e poi la mia fidata stampante me lo sputa ai piedi. dopodichè non lo sfioro nemmeno. ho miliardi fogli che invadono la mia stanza, sotto il letto, nel cassetto delle mutande, ovunque. giacciono vergini e intatti un pò ovunque, dato che fino ad ora non ho letto neanche una riga. il venticinque dovrei consegnarla, ma vai così claspita che sei alternativa e a noi non ci piacciono queste scadenze borghesi. la mia vita come sempre è ricca di eventi entusiasmanti e imprevedibili: ieri sera sono uscita con un nugolo di amiche per andare a sbevazzare (obbiettivo: arrivare sbronza stamattina a scuola) e un tizio che è passato in macchina davanti al locale ha avuto la geniale idea di usare un superliquidator un pò come i mafiosi dei film usano la mitraglietta con la macchina in corsa. chiaramente su due giri che ha fatto ha beccato entrambe le volte me. c'è simpatia tra di noi. io sono rassegnata a questo genere di cose, ma l'amico marcello (che evidentemente non fa parte del nugolo di amiche, ma è stato fornito in dotazione dal locale insieme ad altri validi collaboratori) si è infervorato mica da ridere quando la punizione divina ha toccato anche lui. mica tutti hanno il mio savoir-faire, anche se io personalmente fino a quindici secondi fa sapevo di averlo ma non come si scrivesse. ultimamente sono in preda a numerose crisi profonde, e si stanno manifestando i sintomi più disparati di varie malattie gravissime. oggi ho indicato ripetutamente all'amica federica la mia spalla, indicando un bozzo misterioso comparso improvvisamente, duro, spigoloso, ostile. lei con tanta pazienza ha dovuto spiegarmi che no, non stavo per morire per una malattia rara ed incurabile, e quello, no, non era un sintomo della mia morte imminente: era più normalmente un osso. effetivamente dopo qualche giro di controllo ho potuto appurare che ce l'ho anche sulla spalla destra. ma pensa. si scoprono sempre un sacco di cose nuove su noi stessi. ah, l'uomo, questa macchina misteriosa. domani è l'ultimo giorno di quinta. devo dire qualcosa di commuovente e lacrimevole? forse sì. forse sto diventando grande, forse solo sta cambiando qualcosa e sembra assurdo uscire da quella dimensione così familiare in cui sono incastrata. una cosa, pubblica, la devo dire: tutta la mia stima va a quell'eccelsa mente che ha scritto sul muro accanto al mio banco "sti teoremi so' ppotentissimi". è un anno che mi sganascio dalle risate. 6月2日 ma non disdegno la nave ricordo soave della gioventù. avete presente la nuvola dell'impiegato di fantozzi? ecco, essendo io un fantozzi magro con le tette, ed essendo stato giusto domenica il mio compleanno, ed avendo organizzato io un'allegra scampagnata, cosa succede dopo giorni et giorni di solleone e caldo e via discorrendo? piove. eravamo poco più di venti persone spiaccicate in due metri per due, davanti a noi un poetico prato fradicio, dietro di noi un poetico fuoco rovente. tra le nostre mani poetiche salamine. inspiegabilmente quattro amici non hanno saputo interpretare le mie accuratissime spiegazioni per raggiungerci, si sono persi e hanno vagato due ore per il bosco. l'amico marcello con l'eroico amico marco, colmo di entusiasmo e dell'alcool dalla sera prima, sono spuntati non si sa come da in fondo al prato percorrendo all'incirca un centinaio di chilometri a piedi in salita, probabilmente considerando fuori moda il sentiero. altri si sono materializzati sul posto. altri non sono mai arrivati. altri credo siano ancora lì. in ogni caso, permettetemi una piccola autocebrazione, e un sentito nonchè commosso ringraziamento a tutti. volemmose bbbene. gaia, me medesima e la fidata federica. senza dimenticare il giacomino, la 2Cv di nome Flo e ancora la claspita. per festeggiare potrei aggiungere dei brillantini e farlo diventare un blog emo. 5月25日 ho tante noci di cocco splendide tutte in fila per tre. ricordo nitidamente che l'anno scorso in questo periodo mi lamentavo delle nuvole a pecorelle e della pioggia a catinelle, mentre adesso mi trovo in vesti da tutti al mareeeh/tutti al mareeeh e pettinatura alla Olivia di braccio di ferro a cercare disperatamente di connettere quei due o tre neuroni che mi sono rimasti per studiare fisica. in terrazzo non riesco a stare perchè fa troppo caldo. in salotto fa troppo caldo. in studio fa troppo caldo, quindi il termine studio è inappropriato. il risultato è che mi sono barricata in camera abbarbicata al ventilatore. dopo la terza volta che mi sono alzata a raccogliere gli appunti che volteggiavano poeticamente nella stanza ho mandato affanculo tutto e mi sono mangiata un gelato. protesta pacifica ma decisa. ghandi sarebbe fiero di me. ![]() claspita e il suo nuovo migliore amico Salvatore Il Ventilatore si scattano insieme una foto ricordo. |
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