clara 的个人资料THE CLARA HORROR PICTURE...照片日志列表更多 工具 帮助

日志


10月29日

piuttosto che niente è meglio piuttosto.

stanotte ho fatto un sogno che Freud si leccherebbe i baffi. mò ve lo racconto:
avevo un cavallo. proprio mio, s'intende. si chiamava Ciuffo (nome discutibile), ed era lo stesso cavallo che da piccola qualche volta cavalcavo ad equitazione (quando avevo vagamente ancora qualche tendenza sportiva che non fosse "mi allaccio le scarpe"), solo che nella realtà era di un bel colore nocciola con una macchia bianca sul muso, mentre nel sogno era tutto marrone scuro. però era lo stesso, quindi declino ogni responsabilità per quanto riguarda il nome. insomma, avevo questo cavallo e camminavo allegramente tenendolo per la briglia, poi decidevo di appoggiare il mio deretano sulla sua groppa per farmi comodamente trasportare. avevo qualche dubbio perchè non aveva la sella ed era parecchio alto, ma lui da vero cavallo gentiluomo si china, mi fa salire, e via scorrazziamo felicemente in giro. ora che ci penso non sarebbe male avere un cavallo, se non fosse che fa delle cacche del diametro di un sombrero messicano. ma questo non centra. insomma, ero lì su questo cavallo e chi incontro? chi incontro? (suspance dei lettori). mia mamma e mia sorella (sospiro deluso dei lettori, ma non ci posso fare nulla che i sogni mica me li costruisco io, se no ci avrei messo, che ne so, Batman). comincio a litigare ferocemente con mia mamma. io dall'alto del cavallo, lei dal basso del cavallo, ci ululiamo contro a vicenda. *stacco* sono priva di cavalli di ogni genere, sola con mia sorella, additiamo mia mamma da lontano e ridiamo perchè ha le mechès blu. *stacco* sono di nuovo in sella al buon vecchio Ciuffo, il litigio prosegue e io me ne vado stizzita. il mio fedele cavallo mi porta via al galoppo, dopodichè siamo su una strada di cemento che va in montagna, ripenso incazzosa a mia mamma mentre il fedele destriero arranca su una curva ripida.
poi suona la sveglia.

parliamone.
i significati freudiani sono molteplici. il cavallo è un simbolo -sorpresasorpresa- sessuale. il fatto che inizialmente mi sembri troppo alto ma che poi riesca a salirci probabilmente significa innanzitutto che sono bassa, e si sapeva, e poi sentimenti di inadeguatezza, ma ricerca di sicurezza e protezione. mia mamma simboleggia mia mamma. mia sorella simboleggia presumibilmente mia sorella. le mechès blu non lo so. mio padre era completamente assente. il fatto che cavalchi con gioia e tripudio il cavallo senza sella potrebbe voler dire che il mio inconscio mi suggerisce un desiderio di sana copula selvaggia, che non sarebbe male. il litigio feroce non è una novità nella mia vita quotidiana, almeno mentre dormo speravo di potermelo risparmiare.
conclusione: ho un rapporto conflittuale con mia mamma e il complesso di edipo. ma non mi dire.


10月25日

il cobra non è un serpente.

claspita scrive dalla Madre Patria Brescia, dopo uno splendido fine settimana all'insegna di "dai, ammaliamoci e fottiamocene che tanto siamo giuovani!". ieri sera avevo ad un tiro di schioppo Donatella Rettore giunta a brescia esclusivamente in mio onore per cantarmi splendido splendente e ho ritenuto apportuno andare al simpatico concertino dopo un pomeriggio di febbre malamente mischiata allo studio di storia medievale. avendo ingurgitato all'incirca una confezione intera di tachipirina (leggesi sul foglietto illustrativo: non superare le sei dosi giornaliere. ah.) ero fresca come una rosa e rincoglionita come un bradipo, ho assistito all'esibizione (spudoratamente in playback) vestita come un piccolo cosacco in partenza per la campagna di russia, ciondolando malamente e fissando malinconica le nuche della gente davanti a me che ballava, che sono bassa e quindi ai concerti generalmente il mio ruolo è quello di osservare il bassista confinato nell'angolo o le fronti degli artisti se superano il metro e ottanta. la mia dolce metà mi aveva gentilmente proposto di prenermi in spalle, ma avendo chiara in mente l'immagine di me che rovinavo sulla folla ho declinato. presto sarò in di nuovo in questo pietoso stato. (cliccare sulla invitante scritta viola per un simpatico flashback).

come ben saprete da oggi si cambia l'ora da legale a solare, che a noi italiani le cose legali non piacciono troppo, chiaramente io non ne sapevo nulla e l'ho scoperto casualmente, hanno dormito tutti un'ora in più tranne la povera stronza qui presente. stamattina ho passato il tempo spalmata sul letto a mugulare sofferente mentre il mio gatto zompettava di qua e di là infilandosi sotto le coperte, facendomi agguati di ogni sorta e ritenendosi molto spiritoso.

comunque la vita universitaria prosegue, ho imparato che a lettere moderne per essere veramente fashon non devi mai dire il nome completo di un'opera. la divina commedia è "la commedia", il de vulgari eloquentia è "il de vulgaris", la gerusalemme liberata è "la liberata". come dire, noi siamo intellettuali e non abbiamo bisogno di specificare nulla e schifiamo tutto il resto.





10月19日

le ricette della claspita

se vi dovesse capitare di trovarvi a vivere da soli, cari amisci ma soprattutto care amiche, per l'alloggio non preoccupatevi: basta lanciarvi ad una certa ora su una superficie orizzontale munita di un cumulo di coperte aggrovigliate, rigirarvi su di voi un paio di volte fino a scavare una confortevole tana e poi planare placidamente nel mondo dei sogni. per il vitto la cosa si fa un pò più complicata. essendomi trasferita dalla casa natìa in quel di Pavia a studiare lettere moderne ("cioè? vuoi fare l'insegnante?" "manco morta." "e quindi?" segue silenzio imbarazzato.), posso contare sulle capacità culinarie mie e su quella della coinquilina Gig.
a voi qualche pratico consiglio:

le salsiccie alla sbagliata.
prendete le salsiccie. disponetele artisticamente su un piatto e punzecchiatele qua e là con una forchetta con fare da cuoco esperto. mettete un pentolino d'acqua sul fuoco e quando giunge a ebollizione (l'acqua, non il pentolino) lanciateci dentro le salsiccie schizzando tutto intorno e rischiando di ustionarvi. nel frattempo prendete una padella, distribuiteci saggiamente dell'olio, aggiungete uno spicchio d'aglio e fatelo navigare un pò finchè sfrigola, inclinando la padella ora a destra, ora a sinistra, tutto con nochalanche e possibilmente fischiettando. nel frattempo le vostre salsiccie saranno diventate di un colorito rosa pallido, estraetele dal pentolino e fatele atterrare sulla padella (previa estrazione dello spicchio d'aglio sfrigolante). apritevi una birra e instaurate un'interessante discussione con la vostra coinquilina sulla vostra naturale regolarità. dopo un rapido consulto con la mamma della coinquilina e scoprite che avete sbagliato tutto, ad un certo punto nella ricetta compariva del sugo e a quanto pare non c'era traccia di olio (da qui il nome alla sbagliata). ridete e fate le spallucce, e inneggiando alla creatività, lanciandovi di tanto in tanto sulla padella armati di un pezzo di pane intingendolo nel sughetto che via via si forma, continuate la cottura finchè non si forma una simpatica crosticina sulle salsicce.
servite con cavoletti di bruxelles affogati nell'aceto balsamico e mangiate.

ed era tutto buonissimo.


10月13日

parti in fretta e non tornare.

scavava tra le parole, affondava le braccia fino a farsi del male. le rosicava fino all'osso, per poi gettarle via distratta e stanca.
fumava sigarette giovani, tra le unghie mordicchiate rimaneva una traccia dei suoi capelli neri. era inciampata tra note e castagne bagnate, camminando sospesa sulla corda di una chitarra.
pomeriggi tagliati da sorrisi, corse e bugie, in cui morsicava riducendo a brandelli emozioni con la data di scadenza.
lui creava mille storie buffe che lei appendeva come spille da balia, poi le chiudeva gli occhi e, bendati, ritagliavano bugie di cartone.
camminavano a testa in giù ma sentivano che le nuvole potevano stare solo sotto ai loro piedi. avevano strappato le pagine dei dizionari costruendo aeroplani, vivevano senza definizioni in quell'intimissima anarchia.
lei talvolta disegnava nervosa le sbavature e lui componeva armonie stonate.
fumavano erba e rimanevano a guardare quella falce di luna ch'era lì per caso, di certo non per loro.
birre di frodo riflettevano i loro sorrisi sghembi.
bottiglie di vetro attaccate al soffitto tintinnavano al suono di una musica improbabile.
erano sbagliati, perfetti, pirati, coloravano fuori dai margini e scambiavano tutti i colori.
ma in quel caos di emozioni con la data di scadenza non hanno imparato a tenersi per mano.
"poi, tutt'a un tratto, ebbe l'aria di dovermi dire una cosa bellissima, acuta come una puntina da disegno. era stato un falso allarme, però."

(lo guardava mentre apriva una birra e grattava pensoso l'etichetta con le unghie. carta, colla, sotto il vetro che rimane appiccoso.
silenzio statico di parole ingoiate in fretta e vomitate in quel pozzo nero. occhi spalancati e talmente pieni da diventare inutili.
lei aveva indosso la sua camicia a quadri, troppo larga, troppo grande, ci spariva dentro e lui quando giela infilava piano rideva. prima. adesso no. c'era quel silenzio. silenzio sotto le unghie insieme alla colla, silenzio sul marmo freddo del pavimento, silenzio che rotolava tra la polvere nel tombino.
che fine ha fatto la nostra poesia? tutto il nostro convulso jazz?)
"e non saprai mai se ti ho pensata."


scritto oltre un anno fa e trovato per caso in un cassetto.