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THE CLARA HORROR PICTURE SHOW

le mirabolanti avventure di un'imbranata.

clara

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resisto a tutto tranne che alle tentazioni

salvate l'itagliano

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io come bridget

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November 03

ci sono tre cose che mi dimentico sempre: nomi, facce e la terza non me la ricordo.

care neomamme, cari neopapà, mi rivolgo a voi. ma anche ad altri effettivamente, anche perchè credo che dei neogenitori abbiano di meglio da fare che cazzeggiare sul mio blog. tipo cambiare pannolini, pulire disgustisi rigurgitini, fare bubùsettete e trovare improbabili somiglianze nel pargolo con la zia Mariuccia e il bisnonno Aldo. comunque, mi permetto di suggerire dei nomi per le generazioni future, data la notevole inflazione di Franceschi, Giulie e via dicendo. puntate sull'originalità. cercate consiglio negli antichi che, si sa, sono sempre i più saggi. fatevi liberamente ispirare dal medioevo.
ecco a voi, in rigoroso ordine alfabetico, una lista di nomi che il vostro bambino porterà con orgoglio per tutta la vita:
Alarico
Atalarico
Ataulfo
Cirillo
Childerico
Clodoveo
Dagoberto
Ennodio
Eutiche
Genserico
Gundobado
Nestorio
Radagasio
Ricimero
Siagrio
Stilicone
Totila
Ulfila

per le femminucce invece abbiamo:
Amalasunta
Eudocia
ed un classico e sempre attuale Pulcheria.

andate e nominate. i vostri bambini faranno immediatamente amicizia, i rapporti sociali e l'inserimento saranno assicurati.

dimenticavo: un grazie particolare a chi è arrivato sul mio blog cercando su google "voglio un cazzo grosso con pillole". buona fortuna, fammi sapere com'è andata.


October 29

piuttosto che niente è meglio piuttosto.

stanotte ho fatto un sogno che Freud si leccherebbe i baffi. mò ve lo racconto:
avevo un cavallo. proprio mio, s'intende. si chiamava Ciuffo (nome discutibile), ed era lo stesso cavallo che da piccola qualche volta cavalcavo ad equitazione (quando avevo vagamente ancora qualche tendenza sportiva che non fosse "mi allaccio le scarpe"), solo che nella realtà era di un bel colore nocciola con una macchia bianca sul muso, mentre nel sogno era tutto marrone scuro. però era lo stesso, quindi declino ogni responsabilità per quanto riguarda il nome. insomma, avevo questo cavallo e camminavo allegramente tenendolo per la briglia, poi decidevo di appoggiare il mio deretano sulla sua groppa per farmi comodamente trasportare. avevo qualche dubbio perchè non aveva la sella ed era parecchio alto, ma lui da vero cavallo gentiluomo si china, mi fa salire, e via scorrazziamo felicemente in giro. ora che ci penso non sarebbe male avere un cavallo, se non fosse che fa delle cacche del diametro di un sombrero messicano. ma questo non centra. insomma, ero lì su questo cavallo e chi incontro? chi incontro? (suspance dei lettori). mia mamma e mia sorella (sospiro deluso dei lettori, ma non ci posso fare nulla che i sogni mica me li costruisco io, se no ci avrei messo, che ne so, Batman). comincio a litigare ferocemente con mia mamma. io dall'alto del cavallo, lei dal basso del cavallo, ci ululiamo contro a vicenda. *stacco* sono priva di cavalli di ogni genere, sola con mia sorella, additiamo mia mamma da lontano e ridiamo perchè ha le mechès blu. *stacco* sono di nuovo in sella al buon vecchio Ciuffo, il litigio prosegue e io me ne vado stizzita. il mio fedele cavallo mi porta via al galoppo, dopodichè siamo su una strada di cemento che va in montagna, ripenso incazzosa a mia mamma mentre il fedele destriero arranca su una curva ripida.
poi suona la sveglia.

parliamone.
i significati freudiani sono molteplici. il cavallo è un simbolo -sorpresasorpresa- sessuale. il fatto che inizialmente mi sembri troppo alto ma che poi riesca a salirci probabilmente significa innanzitutto che sono bassa, e si sapeva, e poi sentimenti di inadeguatezza, ma ricerca di sicurezza e protezione. mia mamma simboleggia mia mamma. mia sorella simboleggia presumibilmente mia sorella. le mechès blu non lo so. mio padre era completamente assente. il fatto che cavalchi con gioia e tripudio il cavallo senza sella potrebbe voler dire che il mio inconscio mi suggerisce un desiderio di sana copula selvaggia, che non sarebbe male. il litigio feroce non è una novità nella mia vita quotidiana, almeno mentre dormo speravo di potermelo risparmiare.
conclusione: ho un rapporto conflittuale con mia mamma e il complesso di edipo. ma non mi dire.


October 25

il cobra non è un serpente.

claspita scrive dalla Madre Patria Brescia, dopo uno splendido fine settimana all'insegna di "dai, ammaliamoci e fottiamocene che tanto siamo giuovani!". ieri sera avevo ad un tiro di schioppo Donatella Rettore giunta a brescia esclusivamente in mio onore per cantarmi splendido splendente e ho ritenuto apportuno andare al simpatico concertino dopo un pomeriggio di febbre malamente mischiata allo studio di storia medievale. avendo ingurgitato all'incirca una confezione intera di tachipirina (leggesi sul foglietto illustrativo: non superare le sei dosi giornaliere. ah.) ero fresca come una rosa e rincoglionita come un bradipo, ho assistito all'esibizione (spudoratamente in playback) vestita come un piccolo cosacco in partenza per la campagna di russia, ciondolando malamente e fissando malinconica le nuche della gente davanti a me che ballava, che sono bassa e quindi ai concerti generalmente il mio ruolo è quello di osservare il bassista confinato nell'angolo o le fronti degli artisti se superano il metro e ottanta. la mia dolce metà mi aveva gentilmente proposto di prenermi in spalle, ma avendo chiara in mente l'immagine di me che rovinavo sulla folla ho declinato. presto sarò in di nuovo in questo pietoso stato. (cliccare sulla invitante scritta viola per un simpatico flashback).

come ben saprete da oggi si cambia l'ora da legale a solare, che a noi italiani le cose legali non piacciono troppo, chiaramente io non ne sapevo nulla e l'ho scoperto casualmente, hanno dormito tutti un'ora in più tranne la povera stronza qui presente. stamattina ho passato il tempo spalmata sul letto a mugulare sofferente mentre il mio gatto zompettava di qua e di là infilandosi sotto le coperte, facendomi agguati di ogni sorta e ritenendosi molto spiritoso.

comunque la vita universitaria prosegue, ho imparato che a lettere moderne per essere veramente fashon non devi mai dire il nome completo di un'opera. la divina commedia è "la commedia", il de vulgari eloquentia è "il de vulgaris", la gerusalemme liberata è "la liberata". come dire, noi siamo intellettuali e non abbiamo bisogno di specificare nulla e schifiamo tutto il resto.





October 19

le ricette della claspita

se vi dovesse capitare di trovarvi a vivere da soli, cari amisci ma soprattutto care amiche, per l'alloggio non preoccupatevi: basta lanciarvi ad una certa ora su una superficie orizzontale munita di un cumulo di coperte aggrovigliate, rigirarvi su di voi un paio di volte fino a scavare una confortevole tana e poi planare placidamente nel mondo dei sogni. per il vitto la cosa si fa un pò più complicata. essendomi trasferita dalla casa natìa in quel di Pavia a studiare lettere moderne ("cioè? vuoi fare l'insegnante?" "manco morta." "e quindi?" segue silenzio imbarazzato.), posso contare sulle capacità culinarie mie e su quella della coinquilina Gig.
a voi qualche pratico consiglio:

le salsiccie alla sbagliata.
prendete le salsiccie. disponetele artisticamente su un piatto e punzecchiatele qua e là con una forchetta con fare da cuoco esperto. mettete un pentolino d'acqua sul fuoco e quando giunge a ebollizione (l'acqua, non il pentolino) lanciateci dentro le salsiccie schizzando tutto intorno e rischiando di ustionarvi. nel frattempo prendete una padella, distribuiteci saggiamente dell'olio, aggiungete uno spicchio d'aglio e fatelo navigare un pò finchè sfrigola, inclinando la padella ora a destra, ora a sinistra, tutto con nochalanche e possibilmente fischiettando. nel frattempo le vostre salsiccie saranno diventate di un colorito rosa pallido, estraetele dal pentolino e fatele atterrare sulla padella (previa estrazione dello spicchio d'aglio sfrigolante). apritevi una birra e instaurate un'interessante discussione con la vostra coinquilina sulla vostra naturale regolarità. dopo un rapido consulto con la mamma della coinquilina e scoprite che avete sbagliato tutto, ad un certo punto nella ricetta compariva del sugo e a quanto pare non c'era traccia di olio (da qui il nome alla sbagliata). ridete e fate le spallucce, e inneggiando alla creatività, lanciandovi di tanto in tanto sulla padella armati di un pezzo di pane intingendolo nel sughetto che via via si forma, continuate la cottura finchè non si forma una simpatica crosticina sulle salsicce.
servite con cavoletti di bruxelles affogati nell'aceto balsamico e mangiate.

ed era tutto buonissimo.


October 13

parti in fretta e non tornare.

scavava tra le parole, affondava le braccia fino a farsi del male. le rosicava fino all'osso, per poi gettarle via distratta e stanca.
fumava sigarette giovani, tra le unghie mordicchiate rimaneva una traccia dei suoi capelli neri. era inciampata tra note e castagne bagnate, camminando sospesa sulla corda di una chitarra.
pomeriggi tagliati da sorrisi, corse e bugie, in cui morsicava riducendo a brandelli emozioni con la data di scadenza.
lui creava mille storie buffe che lei appendeva come spille da balia, poi le chiudeva gli occhi e, bendati, ritagliavano bugie di cartone.
camminavano a testa in giù ma sentivano che le nuvole potevano stare solo sotto ai loro piedi. avevano strappato le pagine dei dizionari costruendo aeroplani, vivevano senza definizioni in quell'intimissima anarchia.
lei talvolta disegnava nervosa le sbavature e lui componeva armonie stonate.
fumavano erba e rimanevano a guardare quella falce di luna ch'era lì per caso, di certo non per loro.
birre di frodo riflettevano i loro sorrisi sghembi.
bottiglie di vetro attaccate al soffitto tintinnavano al suono di una musica improbabile.
erano sbagliati, perfetti, pirati, coloravano fuori dai margini e scambiavano tutti i colori.
ma in quel caos di emozioni con la data di scadenza non hanno imparato a tenersi per mano.
"poi, tutt'a un tratto, ebbe l'aria di dovermi dire una cosa bellissima, acuta come una puntina da disegno. era stato un falso allarme, però."

(lo guardava mentre apriva una birra e grattava pensoso l'etichetta con le unghie. carta, colla, sotto il vetro che rimane appiccoso.
silenzio statico di parole ingoiate in fretta e vomitate in quel pozzo nero. occhi spalancati e talmente pieni da diventare inutili.
lei aveva indosso la sua camicia a quadri, troppo larga, troppo grande, ci spariva dentro e lui quando giela infilava piano rideva. prima. adesso no. c'era quel silenzio. silenzio sotto le unghie insieme alla colla, silenzio sul marmo freddo del pavimento, silenzio che rotolava tra la polvere nel tombino.
che fine ha fatto la nostra poesia? tutto il nostro convulso jazz?)
"e non saprai mai se ti ho pensata."


scritto oltre un anno fa e trovato per caso in un cassetto.

September 22

arrivederci e grazie.

claspita:

"Buongiorno Tizia Caia,
il sito della facoltà di lettere non risulta aggiornato per cui blablabla e insomma lo devo fare sto benedetto di test d'ingresso di inglese o sticazzi? Ed è previsto un incontro per le matricole come fa la mia amica Gig a scienze politiche o pure lì siamo abbandonati a noi stessi?
Grazie mille,
Clara Claspita"

università di pavia, ufficio informazioni matricole:

"Buongiorno,
 tutte le informazioni si trovano nelle news del sito di Lettere.
 Cordiali saluti."


ma vaffanCUOGHCUOGH.

September 21

l'ozio è un'appendice della nobiltà.

qualcuno nel mio immediatissimo vicinato ha deciso di imparare a suonare lo xilofono. da circa un'ora e mezza ho la camera riempita di irritanti tling-tleng-tling che fanno per metà carrillon da infante, per metà musichetta falso zen del bar cinese vicino alla stazione.
uno xilofono quando sei già vagamente nervosa può farti saltare i nervi molto, ma molto facilmente. è una di quelle cose irritanti ed inopportune, nella lista è appena sotto i peli quando mi invitano ad una festa in piscina, il ciclo quando potrei scopare, i testimoni di geova la domenica mattina, e via dicendo.
ora apro tutte le finestre e metto Never Mind The Bollocks a canna.



August 29

non ti preoccupare del fatto che il mondo possa finire oggi. in Australia è già domani.

dopo la mia muta apologia del kitsch che nessuno ha cagato e che io consideravo di indubbia graffiante simpatia, potrei lanciarmi in uno spericolato intervento di lode al gelato. il gelato è nutriente e curativo, lenisce la fame e le pippe mentali, o in alternativa fa ricadere in quella familiare sensazione di bridgetjonesismo in cui a noi fanciulle in fondo fa tanto piacere crogiolarsi. gelato is the answer. sempre e comunque. specialmente se si possiedono dei genitori lontani, un'attitudine alla cucina pari a zero e una casa da dividere con un gatto psicopatico e di tanto in tanto con un motociclista che si lamenta perchè il letto è piccolo e si ciba solo di pasta al pesto e kebab. quindi logicamente tra una pasta al pesto e un kebab il mio nutrimento consiste in: viennetta penosamente mangiata ancora nella confezione e gelati assortiti che si sciolgono solo a guardarli. il tutto alternato a qualche sporadico acino d'uva.

essendo unica signora e padrona della mia magione ho notato che il degrado regna ovunque, ormai i batuffoli di polvere hanno le dimensioni di un cucciolo di san bernardo e quando rientro mi vengono a salutare festosamente. l'altro giorno ho trovato in salotto i piatti che si erano stufati di stare a mollo nel lavandino dopo circa una settimana, stavano guardando la televisione, e l'aspirapolvere piangeva in silenzio rannicchiato in un angolo.

mia mamma ha fatto un'incursione oggi per ripartire domani, e mi ha indicato vagamente sorpresa il frigo straripante di cibo. con una memoria alla Pico Della Mirandola mi ha elencato tutto ciò che mi aveva affettuosamente comprato, scatole di cibarie che giacevano vergini e intatte, chiedendomi sinceramente interessata che avessi mangiato per due settimane. il suono del telefono mi ha salvato, con un'agile mossa sono balzata verso la camera e ne sono riemersa ore dopo.
alla luce dei recenti avvenimenti pensavo seriamente di usare tutto ciò che ho nel frigo per fare dei pacchi umanitari da mandare alla casa del motociclista che in quanto giovin signore maturo e indipendente che vive da solo possiede un frigo tipo cimitero degli elefanti. l'altra mattina in trasferta mi alzo garrula e allegra e commetto l'ingenuità di comunicare le mie buone intenzioni di mangiare un biscotto. ricevo risata sarcastica. apro il frigo. vuoto cosmico. tipo buco nero. la lampadina illuminava spettralmente qualche bottiglia solitaria, una confezione di quelli che sembravano wafer tedeschi e un oggetto non bene identificato stile salume del paleolitico. apro sportelli con piglio sicuro, scruto cassetti, nulla. ad un certo punto mi sono lanciata su quelli che sembravano grissini mentre una voce lontana mi diceva "spero tu non stia mangiando i grissini. sono scaduti". non ho avuto la prontezza di negare, affermando con aria decisa che, diamine, invece ti assicuro che sono proprio ottimi. il tragico epilogo si è consumato cibandomi ghiottamente di nutella direttamente dal barattolo.
abbruttiamoci. ma come dice snoopy, uno dei grandi piaceri della vita è rimpinzarsi di vaccate. vai con le citazioni colte.


["marci, posso scrivere un intervento del blog sul tuo frigo?"
"ma certo"
"grazie"]



August 21

muta apologia del kitsch




e diciamolo che pure il trash mi piace assai.


August 17

se potesse questo buio cancellare l'universo

immaginando i miei lettori in un depresso stato di convulsa curiosità e astinenza, mi siedo con una birra ghiacciata e il fiero cipiglio per aggiornarvi sulla mia appassionante vita.
i magggici luoghi della mia estate sono stati:
spagna, cum quattro ragazzuole neo maturate che hanno sfoggiato la loro profonda immaturità bevendo sangria a litri e affascinando camerieri di nome Chavi.
elba, con i genitori e parenti vari, dove ho svolto alla perfezione il ruolo di tardoadolescente annoiata e scazzata che vive come un essere unicellulare: dorme a ventiquattro ore al giorno e si risveglia vagamente solo per cibarsi.
londra, commovente ritorno nel loco ove più mi sento a casa mia. ho ritrovato i miei amati colleghi dell'anno scorso (per chi non ha avuto il piacere di leggermi all'epoca, da QUI in poi è storia) e ho passeggiato poeticamente sul tamigi (o meglio accanto, che mi dicono dalla regia che a camminare sulle acque non spetta a me).

ora sono ritornata in gloria in patria, dove ho rivisto fiotti di parenti dopo la reclusione-esami e da un mese e mezzo schivo con abilità le loro domande sulla storia a distanza che non ho più, con soddisfazione di mio nonno che ha sentenziato con il detto popolare "meglio un morto in casa che un pisano all'uscio". non mi è sembrato il caso di fargli notare di essere poco delicato e che comunque era di lucca. (che il lettore preoccupato comunque si rassicuri: sono io quella brutta e cattiva dei due).

le mie giornate si srotolano con regolare lento ritmo di cazzeggio, ogni tanto mi viene in mente che devo ancora iscrivermi all'università nonchè scegliere la facoltà, ma il pensiero è subito accantonato per optare verso altre costruttive attività tipo: mangiarmi le unghie e fissare il soffitto.
oggi in compenso ho dato delle indicazioni stradali (presumibilmente errate) ad un tizio uguale tutto per tutto a Daniele Silvestri, cosa che mi ha risollevato il tristo umore per dieci minuti buoni.

innalzando la lattina ormai vuota vi saluto, comunicandovi che da matura diciannovenne quale sono ho finalmente capito una cosa: se hai un ciclo irregolare, casa libera e un appuntamento galante è matematicamente sicuro che vi verrà il giorno del sopracitato appuntamento galante. ho circa due ore per convincere i miei ormoni a cambiare idea.




July 09

clara e la prova costume.



amisci, nonostante la prova costume non sia stata superata, io vi saluto e vado in spagna al mareeeh/
a mostrare le chiappe chiareeeeh etcetc con un gruppo di cinque sgallettate.
dopodichè c'ho anche una vita sociale non è che posso stare l'estate spiaccicata al computer a scrivervi i cazzi miei, eh.


July 01

il ruolo della letteratura nella gastronomia.


    

clara domani diventa matura. ci sarà da ridere.



June 20

studio matto e disperatissimo.

eh, no, eh. ho gli esami. sono indietrissimo. sono nevrotica. sono incazzosa. sono in crisi esistenziale.
pure il ciclo, no, cazzo.

in compenso ho notato che facendo gruppi studio tra femmine imbizzarrite si rischia facilmente di capitolare dalla genesi dei minerali a discorsi poco consoni.
torno di là a fissare minaciosa la tesina.


June 15

andata/ritorno

andata.
io svaccata elegantemente sul sedile del treno, con indosso le mie cuffie anni '80 ascoltavo una qualche canzone strappalacrime e scrutavo il vagone. poco distante da me c'era un omino prontamente ribattezzato L'Omino Felice, in quanto non faceva altro che spalancare i suoi occhioni sorridendo di qua e di là al nulla. un sorriso alla poltrona vuota davanti a lui. uno al finestrino. uno sguardo incoraggiante alla porta. uno carico di stima al soffitto. uno a me. e via dicendo, ricominciava il giro in un crescendo di buon umore. ero tentata di alzarmi e dirgli "senti un pò vecchio mio, dimmi che cazzo hai da essere così allegro o fammi una pera di sorrisi che per me è un periodaccio" quando sono entrati quattro femmine uguali a dei Barbapapà che hanno occupato con decisione i sedili tra me e Omino Felice. Il barbapapà piccolo con gli occhiali si è seduto vicino a me e ha incominciato a fissarmi. le altre tre barbapapà hanno inscenato un piccolo teatrino con le loro settantaquattromila valigie di perlomeno venti chili l'una tipo uh, cielo, non ce la faremo mai a metterle nel portavalige, finchè Omino Felice si è alzato e, tra sorrisi e gioia che sprizzava da tutti i pori, si è incaricato di sistemarle. coro di applausi e risatine dalle barbapapà.
va detto, Omino Felice, pure essendo stracolmo di buon umore, a muscoli un pò scarseggiava. dopo aver ciondolato per tre minuti buoni sotto alla valigia della barbapapà media riesce a lanciarla sul porta valige, tra il pubblico in delirio, e prima di svenire afferma "non era poi così pesante".
fortunatamente non era cosciente quando la barbapapà media ha asserito gravemente "ho portato lo stretto indispensabile" mentre le altre barbapapà annuivano comprensive facendo mmmh-mmmh.
la barbapapà piccola nel frattempo si era immersa in un librone tipo dizionario, che fissava con serietà ed impegno. volevo chiederle se era già arrivata a "calcestruzzo", così, per fare amicizia, oppure svelarle il finale dicendole "zuzzurellone", ma poi ho trovato che farmi i cazzi miei era molto più produttivo ed interessante, finchè lei ha alzato gli occhi dal libro e ha detto a bruciapelo alla barbapapà zia, "ho preso cinque 10 quest'anno in pagella". silenzio ammirato di tutti. Omino Felice le sorride compiaciuto. io mi alzo, vado nel bagno, fumo una sigaretta e tento di lanciarmi giù dal treno dalla finestrella.

ritorno.
davanti a me una simpatica parrucchiera alla quale sento di dedicare con tutto il cuore questa canzone, accanto sua nonna pluriottantenne, sulla quale sono crollata addormentandomi platealmente. nel risvegliarmi ho sentito come una vocina interiore che mi diceva "ennesima figura di merda" e ho abbozzato un sorriso dicendo che, scusate, è che stamattina mi sono sveglaiata alle sei, ho fatto avanti e indietro in giornata. dopo qualche secondo scopro che erano sul mio stesso treno anche all'andata, e nel vedere la nonnina fresca come una rosa mentre io ero un catorcio mi sono depressa non poco.
di lato avevo un'altra esponente della beata gioventù, tutta incartapecorita, una di quelle vecchiette che ruminano. cosa, non si sa. ma ogni tanto cominciano a masticare come pazze per poi scemare il movimento e riprendere allegramente più avanti. mi ha sempre affascinato questa cosa nei nonnini. magari le sfuggiva la dentiera e cercava di riafferrarla. chi lo sa.
anche lei, devo ammettere, era più sveglia di me, e indottrinava sulla vita di tutti i papi e sulla sorella che era madre superiora non so dove, uno che era chiaramente un boss mafioso latitante, con tanto di occhiali da sole alle nove di sera, completo gessato e anello d'oro gigante. lui annuiva in silenzio, mentre lei di tanto in tanto interrogava il marito (identico allo Smilzo di Don Camillo e Peppone) con domande tipo "quando è morto il Papa Buono?", che tremante annaspava un attimo e poi rispondeva guadagnandosi occhiate di compassione del mafioso.
la frattura si è creata quando la parrrucchiera ha dichiarato ad alta voca che a lei il nuovo papa mica le stava simpatico, neh. sguardo terrorizzato dello Smilzo. aria ammirata del mafioso. sembra annunciarsi uno scontro tra titani, poi la vecchina probabilmente valutando la stazza della parrucchiera decide di non procedere con il corpo a corpo, e si rivolge a me con aria interrogativa. tutti mi fissano. sono tentata di alzarmi e urlare "neanche sono battezzata, io, stronzi!". segue patetica scena in cui fingo che mi stiano chiamando al cellulare e mi chiudo in bagno a fumare. dal finestrino non ci passo neanche questa volta.

June 10

grazie rosafante! ci sei sempre quando ho bisogno.

cari amisci della notte, oggi ho incominciato la tesina. ho preso un foglio di bella, l'ho deposto sulla scrivania e lisciato con amore. poi ho preso una matita diligentemente temperata e ho scritto in alto "UMORISMO - il sentimento del contrario".
poi sono caduta in uno stato di semincoscienza tipo viaggi mentali di JD e misteriosamente alle sette quando mi sono risvegliata il titolo era ancora l'unica cosa in bella calligrafia, però intorno c'era una serie di schizzi e disegnini dettati dal mio subconscio che una seduta dall'analista mi fa una pippa.
in compenso stampo. come una pazza. cerco inutilmente di occupare il mio tempo in qualcosa di vagamente utile, quindi cerco su internet materiale sulla tesina e poi la mia fidata stampante me lo sputa ai piedi. dopodichè non lo sfioro nemmeno. ho miliardi fogli che invadono la mia stanza, sotto il letto, nel cassetto delle mutande, ovunque. giacciono vergini e intatti un pò ovunque, dato che fino ad ora non ho letto neanche una riga.
il venticinque dovrei consegnarla, ma vai così claspita che sei alternativa e a noi non ci piacciono queste scadenze borghesi.

la mia vita come sempre è ricca di eventi entusiasmanti e imprevedibili: ieri sera sono uscita con un nugolo di amiche per andare a sbevazzare (obbiettivo: arrivare sbronza stamattina a scuola) e un tizio che è passato in macchina davanti al locale ha avuto la geniale idea di usare un superliquidator un pò come i mafiosi dei film usano la mitraglietta con la macchina in corsa. chiaramente su due giri che ha fatto ha beccato entrambe le volte me. c'è simpatia tra di noi. io sono rassegnata a questo genere di cose, ma l'amico marcello (che evidentemente non fa parte del nugolo di amiche, ma è stato fornito in dotazione dal locale insieme ad altri validi collaboratori) si è infervorato mica da ridere quando la punizione divina ha toccato anche lui. mica tutti hanno il mio savoir-faire, anche se io personalmente fino a quindici secondi fa sapevo di averlo ma non come si scrivesse.

ultimamente sono in preda a numerose crisi profonde, e si stanno manifestando i sintomi più disparati di varie malattie gravissime. oggi ho indicato ripetutamente all'amica federica la mia spalla, indicando un bozzo misterioso comparso improvvisamente, duro, spigoloso, ostile. lei con tanta pazienza ha dovuto spiegarmi che no, non stavo per morire per una malattia rara ed incurabile, e quello, no, non era un sintomo della mia morte imminente: era più normalmente un osso. effetivamente dopo qualche giro di controllo ho potuto appurare che ce l'ho anche sulla spalla destra. ma pensa. si scoprono sempre un sacco di cose nuove su noi stessi.
ah, l'uomo, questa macchina misteriosa.

domani è l'ultimo giorno di quinta. devo dire qualcosa di commuovente e lacrimevole? forse sì. forse sto diventando grande, forse solo sta cambiando qualcosa e sembra assurdo uscire da quella dimensione così familiare in cui sono incastrata. una cosa, pubblica, la devo dire: tutta la mia stima va a quell'eccelsa mente che ha scritto sul muro accanto al mio banco "sti teoremi so' ppotentissimi". è un anno che mi sganascio dalle risate.





June 04

un cucciolo d'uomo? questo e' tradimento, sabotaggio!


15:44 Clara

dimmi cosa devo studiare questo pomeriggio, se no va a finire che non faccio una sega come al solito.

15:45 Federica

fai la tesina..

15:46 Clara

ok. vado a fumare una paina poi dormo.




June 02

ma non disdegno la nave ricordo soave della gioventù.

avete presente la nuvola dell'impiegato di fantozzi? ecco, essendo io un fantozzi magro con le tette, ed essendo stato giusto domenica il mio compleanno, ed avendo organizzato io un'allegra scampagnata, cosa succede dopo giorni et giorni di solleone e caldo e via discorrendo? piove.
eravamo poco più di venti persone spiaccicate in due metri per due, davanti a noi un poetico prato fradicio, dietro di noi un poetico fuoco rovente. tra le nostre mani poetiche salamine.
inspiegabilmente quattro amici non hanno saputo interpretare le mie accuratissime spiegazioni per raggiungerci, si sono persi e hanno vagato due ore per il bosco. l'amico marcello con l'eroico amico marco, colmo di entusiasmo e dell'alcool dalla sera prima, sono spuntati non si sa come da in fondo al prato percorrendo all'incirca un centinaio di chilometri a piedi in salita, probabilmente considerando fuori moda il sentiero.
altri si sono materializzati sul posto. altri non sono mai arrivati. altri credo siano ancora lì.

in ogni caso, permettetemi una piccola autocebrazione, e un sentito nonchè commosso ringraziamento a tutti. volemmose bbbene.


gaia, me medesima e la fidata federica.  senza dimenticare il giacomino, la 2Cv di nome Flo e ancora la claspita.


per festeggiare potrei aggiungere dei brillantini e farlo diventare un blog emo.






May 25

ho tante noci di cocco splendide tutte in fila per tre.

ricordo nitidamente che l'anno scorso in questo periodo mi lamentavo delle nuvole a pecorelle e della pioggia a catinelle, mentre adesso mi trovo in vesti da tutti al mareeeh/tutti al mareeeh e pettinatura alla Olivia di braccio di ferro a cercare disperatamente di connettere quei due o tre neuroni che mi sono rimasti per studiare fisica. in terrazzo non riesco a stare perchè fa troppo caldo. in salotto fa troppo caldo. in studio fa troppo caldo, quindi il termine studio è inappropriato. il risultato è che mi sono barricata in camera abbarbicata al ventilatore. dopo la terza volta che mi sono alzata a raccogliere gli appunti che volteggiavano poeticamente nella stanza ho mandato affanculo tutto e mi sono mangiata un gelato. protesta pacifica ma decisa. ghandi sarebbe fiero di me.


claspita e il suo nuovo migliore amico Salvatore Il Ventilatore si scattano insieme una foto ricordo.




May 19

il bosco delle fragole

ma secondo voi a me ne fotte vagamente una sega del fatto che noemi, la diciottenne che (forse) si fa infiocchettare da Berlusconi, si prepara a girare due film o si è cancellata da facebook? preferirei ascoltare quindici ore di documentario sui coleotteri che leggere ancora una riga sulla vicenda. è il requiem del giornalismo.

comunque. certe volte sono attanagliata a tal punto dalle mie ansie esistenziali che trovo come unica, estrema soluzione ascoltare pomodoro di Tricarico. poi inesorabilmente sono portata a pensare che io e Tricarico andremmo sicuramente d'accordo. ce l'ha stampato in faccia. se pensavo a lui prima pensavo sempre a puttanaputtanaputtanalamaestra e alzavo dubbiosa un sopracciglio. poi all'improvviso, in una limpida giornata d'aprile dell'anno scorso, il giovin signore che frequentavo, portandomi al lago zac mi schiaffa sù Tricarico a massimo volume. un lampo a ciel sereno. ho visto la luce. poi è pure mezzo stonato quindi mi fa sentire una fine intellettuale che capisce questi giuovani artisti così originali.
la digressione musicale sviava l'attenzione sulle mie paturnie: nell'ultima settimana un mix di quattromila malanni e pressioni psicologiche mi ha reso uno straccetto che non faceva altro che tirare su col naso e piangere anche se mi raccontavano cappuccetto rosso. mi sentivo molto piccola fiammiferaia.
poi ci sono cose che mi tirano su di morale, tipo ho appena ricevuto una mail da un tizio che mi ha detto che il mio ritratto fotografico sarà pronto la prossima settimana e ha firmato augurandomi "tanta pace e tante cose positive". yo, fratello.
sia chiaro, non è che io vada in giro a farmi fare ritratti fotografici a destra e a manca.
due domeniche fa ero a quelli che amo definire aperitivi intellettuali, ovvero circoli arci in cui vai, dai un'occhiata all'esposizione che c'è in quel momento, annuisci gravemente di fronte a questa o quell'altra cosa fingendo di coglierne il significato profondo, poi fai amicizia, bevi come un vecchio cammello e ti senti molto culturale. ecco, lì c'era 'sto fotografo che perlappunto fotografava, e come fine ultimo della sua vita aveva quello di immortalare i pregevoli visi miei e dell'amica federica, dicendo che ci avrebbe mandato le fotografie. come no. per adesso mi augura pace e amore. è già qualcosa.
non che brami di ricevere la fotografia, essendo la persona meno fotogenica di questo mondo. generalmente in foto vengo tipo l'urlo di Munch con la frangia.
giusto due giorni fa stavo dormicchiando il sonno dei giusti quando la mia dolce metà sentendosi molto romantico ha ritenuto opportuno fotografarmi. io mi sentivo tipo sirenetta poeticamente avvolta in un lenzuolo. o la Maya Desnuda. una cosa del genere, insomma.
l'immagine che ho ricevuto poi è stata quella di una foca monaca che aveva tentato il suicidio.

per seguire la linea random dei miei interventi, avere amici maschi permette di avere dialoghi costruttivi ed edificanti.
"come va con le tue donne?"
"tutto bene. si tratta solo di non incontrare l'una quando sono con l'altra."
vai così.


May 12

occhio pinocchio dente perdente.


con la febbre suina che c'è in giro non vorrei che qualche nobile esponente della mia pregevole collezione si ammalasse.
sarebbe un casino. mettetele voi le supposte di tachipirina a trecento porcelli.


foto artistica in prospettiva con affascinante effetto sfumato.



April 30

gli voglio bene come ad un fratello. tipo caino ed abele.

è almeno mezz'ora che giaccio in fase di decomposizione sulla sedia davanti alla scrivania, fissando ipnoticamente il mio libro di scienze. ho sottolineato un'unica frase, che ho riletto ormai un miliarducolo di volte: "la terra non è statica". pensavate che lo fosse? beh, non lo è. me lo dicono con tanta sicurezza la buona e vecchia Cristina Pignocchino Feyles e il suo fidato amico Ivo Neviani, che con due nomi così devono saperla lunga, tant'è che hanno deciso nel loro tempo libero di scrivere il mio libro di scienze. una roba che se li avessi tra le mani li riempirei di mazzate usando il loro libro come corpo contundente.
sono il genere di persone che nel capitolo sui minerali mettono tonnellate di fotografie di sassi tutti identici tra loro. una cosa raccapricciante.

arrivata a questo punto sarebbe inutile dire una cosa tipo "ah, ho riaperto il blog" perchè immagino che ve ne siate vagamente accorti.
potrei ricominciare da dove avevo lasciato, tipo parlandomi della famosa gita a Berlino.

innanzi tutto va detto che non ho visto manco mezzo crucco biondo con gli occhi azzurri, probabilmente erano tutti in vacanza in Italia a farsi spennare. in compenso la nostra guida era un napoletano che parlava come duffy duck ed era fissato con la musica tecno, in più ripeteva costantemente che berlino è "una shcittà shchisshofrenica". gli ho voluto bene dal momento in cui si è messo a dire che shapeva cosha vogliono i shiovani, e che dentro di sè aveva ventun anni, e nonostante le frequenti digressioni sulla stagione calcistica del napoli mi è rimasto decisamente simpatico.

note di costume:
va detto che i tedeschi sono fiscali su una cosa: il bagno. per ogni bisognino in un luogo pubblico devi sborsare almeno cinquanta centesimi.
in pratica arrivi ai cessi di un qualsiasi autogrill e ti trovi davanti un misterioso macchinario tipo casello autostradale nel quale dovresti inserire il dinero e che magicamente ti apre le porte alla dorata via del water. in assenza del macchinario generalmente c'è un donnone grasso che brandisce uno scopettone e che, se non depositi qualche moneta nell'apposito cestino di vimini, ti abbaia contro nell'idioma locale quelle che probabilmente sono maledizioni a vita.
(mi viene spontaneo un'interessante approfondimento sui cessi. tutti water tedeschi hanno la dannata fotocellula che quando ti alzi dovrebbe far partire lo sciacquone. tralasciando il fatto che mi sento osservata; la prima cosa che succede quando chiudi la porta è: flussssh. sciacquone. poi fai per sederti, e mentre ricopri meticolosamente il bordo della tazza con chili di carta igienica -riflesso incondizionato del terrorismo psicologico delle mamme- ecco che flussssh. risciacquone. poi sei lì, con la frittola per aria, che fai per prendere la carta, muovi un braccio: flussssh. ancora. quando finalmente hai finito e ti alzi trionfale: niente. tutto tace. segue sequenza di patetici balletti davanti alla fotocellula.)

comunque. Berlino, se non visitata da turisti, è veramente una shcittà shchisshofrenica. la birra è ottima, e costa praticamente meno dell'acqua, motivo per cui ho comprato sempre e solo birra. persino mentre facevamo la coda per i controlli a raggi x per entrare nel parlamento mi sono accorta di averne una bottiglia in borsa. non l'hanno considerata pericolosa e mi hanno ridato la borsa con tutti gli onori.

il nostro albergo era nella periferia della periferia della periferia di Berlino. dalle ampie vetrate della sala della colazione la vista consisteva in: parcheggio+McDonalds. come dire, Roncadelle.
la cena era servita in un ristorante messicano a centro metri dall'albergo. le comiche.
al bar dell'albergo c'era un tizio con la faccia lunghissima che sembrava lì lì per suicidarsi, ogni volta che gli ordinavo una birra si rattristava sempre di più. una cosa struggente, dico sul serio.

le due classi con cui siamo andati (due quarte) erano credo abbastanza simpatiche. ricordo vagamente una sera di avere parlato lungamente con una tizia ma ero fuori come un balcone (dice lei. io credevo di essere lucidissima.) e non saprei nè il nome, nè riconoscerla. in caso stesse leggendo: ciao tizia. scusa se ti ho riempito la camera di cenere.
l'ultimo giorno l'abbiamo passato a Norimberga, che è tipo paesino di Hensel e Gretel. pittoresco, finchè non giri l'angolo e ti ritrovi un negozio di souvenir che vende marmotte con la scogliosi e cose simili.

potrei andare ancora avanti, introducendo personaggi e colpi di scena, ma immagino che a questo punto metà dei miei lettori abbia abbandonato la lettura per dedicarsi alla cura del proprio bonsai.
vi saluto, amisci.
lasciatemi dire che mi siete mancati. (commozione generale, applausi, grazie, grazie.)

la vostra claspita.






March 29

vito sa fare molto bene il giovane.

avevo letto da qualche parte che quando si chiude un blog, basta, semplicemente si smette di scrivere, bisogna andare via in silenzio.
io non lo so, non ne sono capace. forse servirebbe una battuta. l'ultima, prima di uscire di scena. in fondo questo è un blog da ridere, io sono la simpatica umorista, voi il pubblico adorante che altro non fa che ripetermi quanto sono simpatica.
il problema è che non mi viene nulla.
potrei raccontarvi quella vecchia barzelletta della scimmia e la giraffa, ma non mi sembra il caso, è pure un pò sconcia.

cari amisci, care amiche, mi dispiace, non riesco più a scrivere. forse passerà. per adesso non mi resta che salutarvi. immaginatemi con in testa un vecchio cappellaccio di feltro e una giacca col bavero alzato, tipo Humphrey Bogart, mentre mi accendo distratta una sigaretta e mi allontano sotto la pioggia.

dissolvenza.
luci in sala.


March 06

se butti il fango al sole ritorna su di te.

stasera è una di quelle sere in cui potrei tranquillamente mettermi sul balcone, con il dito teso verso l'infinito, il fiero cipiglio e una sciarpa gettata distrattamente su una spalla ad arringare le folle. mi sento molto arringatrice, oggi. però non ho nulla di che da arringare. potrei invitare le masse ad adorarmi e venerarmi, fondare una specie di claspitismo, ridurre tutto il popolo in schiavitù e farmi intitolare strade e piazze. potrei. ma piove, e c'è ben poca gente da arringare in ogni caso. il mio futuro da dittatrice è andato in fumo ancora prima di incominciare. un vero peccato, lo ammetto.

in compenso oggi ho conosciuto un cane bruttissimo, di scarse qualità intellettuali ma di indubbia simpatia. si chiama Kelvin. vi rendete conto? Kelvin. che nome del cazzo è per un carlino? per chi non lo sapesse i carlini sono quei cani bassi e grassi, beige, che sembra che siano appena andati a sbattere contro un muro in modo molto violento e hanno l'aria di un vecchio boss mafioso. beh, il buon vecchio Kelvin è esattamente così. abbiamo socializzato abbastanza in fretta, mentre io ero al telefono lui non faceva altro che trotterellarmi intorno sulle sue goffe e storte zampette, strabuzzando gli occhi e sbausciando ovunque. è inciampato un paio di volte rovesciandosi su se stesso. non intenzionalmente, ve l'assicuro. poi, mentre entravo nel mio cancello, cosa non fa il vecchio Kelvin? ci si infila dentro, ricominciando a girare su se stesso e intorno a me. probabilmente credeva di essere un elettrone e vedeva in me il suo nucleo atomico. fatto sta che non mi sentivo affatto un nucleo, nè tantomeno volevo un carlino sbausciante come elettrone. gliel'ho detto un paio di volte (kel, ragazzo mio, levati dai coglioni) ma nisba. sbausciava e saltellava. in tutto questo le sue padrone, due giovani fanciulle che condividevano l'arguzia del cane, mi guardavano e ridevano benevole. che tesoro di cane, com'è affettuoso.
affettuoso un par di balle, levatemelo di qui: un leggero moto del piede nella sua direzione, un innocuo calcetto impercettibile, e va là il Kelvin che schizza fuori di moto uniformemente accellerato.
e in tutto questo tentavo maldestramente di dissimulare la mia fretta con la dolce metà dall'altro capo della linea, che pure sembrava essersi appassionato alla vicenda. scarsi risultati.
ah, quel mattacchione di Kelvin.

ma non perdiamoci in quisquilie: lunedì me ne parto e per una settimana non si avranno mie notizie. berlino mi aspetta. vado -signori miei- in gita con la scuola (l'anno scorso era stato l'ennesimo anno senza gite e questa volta abbiamo mosso mari e monti per riuscire ad andarci. tipo sommossa popolare. barricate coi banchi. striscioni. roba così.) e so già che tornerò sottoforma di una pappetta devastata. beh, quello è il proposito.
in classe un mio compagno non fa che intonare il simpatico motivetto in gita ci si devasta-oh-ohoh-ohoh misteriosamente rivolto a me e al rasta. no, ma dico, noi siamo persone serie. mi risulta inspiegabile perchè ogni volta che si parli di atti transalcolici autodistruttivi o affini la gente mi coinvolga. ma tu guarda.

nel caso dovessi tornare, vi aggiornerò punto per punto. voi pensatemi sempre.
nel frattempo io imparo in tedesco. credo basti aggiungere una N alla fine di ogni parola. facile.

piccolo frasario indispensabile di tedesco.
hilfe! - aiuto!
Fassen Sie mich nicht an! - non mi tocchi!  (che tempo di dirlo sono già stata squartata un paio di volte)
Bin ich verhaftet? - sono in arresto?
Haben Sie alkoholische Getränke? - servite bevande alcoliche?
e dulcis in fundo stichling è lo spinello.

SONO PRONTA.





March 01

come De Niro, ma più indiano.

sarà che sto ascoltando salirò di daniele silvestri, ma mi sento molto yeah se capite quello che intendo. muovo la testa su e gù a tempo e tengo gli occhi lievemente socchiusi.

sono tornata da poco da un poetico weekend familiare in montagna, in cui ho mangiato panini con la salamina, bevuto birra, scattato fotografie con rullini in bianco e nero, sciato spericolatamente e tutte quelle cose che faccio normalmente in montagna. l'attrattiva principate di questi finesettimana generalmente sono le crisi di riso immotivate con mia sorella. l'aria di montagna suscita in noi un'irresistibile ilarità, ridiamo di fronte a case, animali, cose. oggi una vecchietta che assomigliava decisamente a mussolini con la parrucca ci ha fatto ridere per chilometri, cazzo.

i viaggi nella nostra famiglia sono sempre caratterizzati da due momenti:
nella fase iniziale tutti ci vogliamo bene. tutto è molto bello e ci scambiamo ampi sorrisi cantando in coro canzoni popolari e dicendo spiritosaggini.
poi, inspiegabilmente, l'atmosfera si rovina. mentre nel sedile posteriore continua l'idillio, il genitore e la genitrice cominciano a ringhiarsi contro accusandosi di questo e quello, generalmente per questioni stradali.
oggi è successo mentre mia mamma ha avuto la brillante idea di suggerire una deviazione perchè magari c'è un'altra strada che qua siamo fermi da mezz'ora. mio padre ha subito colto la palla al balzo: ha preso la prima uscita dissociandosi immediatamente dall'iniziativa sostenendo che non esistevano strade alternative. mai al mondo. impossibile.
mentre io e mia sorella guardavamo curiosamente per terra aspettando che da un momento all'altro la strada scomparisse, i nostri procreatori -nuovamente in coda ma questa volta all'interno di un paese- avevano ricominciato ad accusarsi a vicenda dei crimini più orrendi.
per tentare di risollevare l'umore generale ho indicato deliziata un minuscolo negoziettto incoraggiandoli "guardate il lato positivo della faccenda. se non fossimo passati di qui non avremmo mai conosciuto La Casa Dello Scampolo". grida di giubilo da parte della sorella. scarso entusiasmo genitoriale.

se qualcuno si interessasse di scampoli, tra l'altro, quello era visibilmente il Paese Degli Scampoli. si iniziava con il negozietto sopracitato. più avanti un altro con lo stesso nome. poi uno più grande. uno più grande ancora. ed infine una specie di costruzione monumentale sui cui campeggiava la scritta LA CASA DELLO SCAMPOLO a caratteri cubitali. lì gli scampoli vanno forte, a quanto pare. un business mica da ridere.

per il resto, nessuna novità sostanziale. la settimana scorsa ho passato un paio di giornate all'insegna di "l'amore non è bello se non è litigherello", cose che si riducono tipo a io non ho detto che tu avevi detto che io avevo pensato che tu avessi creduto che io e via di congiuntivi. una roba sfiancante, ad un certo punto siamo crollati entrambi sventolando una bandierina bianca, lanciandoci fiori dalle barricate. l'ammmore ha trionfato. chiaramente sottosotto siamo ancora entrambi convinti di avere ragione. ma non diciamolo troppo ad alta voce.
anche perchè stasera sono sul maliconico andante. è una di quelle serate in cui avrei voglia di avere qui un suo maglione per poterlo indossare e mi basterebbe guardarlo studiare una di quelle materie assurde che studiano i matematici.
ragazzi, mi sto rammollendo.


February 24

non sono più agile come quando avevo ottant'anni.



clara affronta la vita con il suo spirito carnevalesco.




 

vuoi adorarmi? insultarmi? chiedermi in moglie? fallo qui. 

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clarawrote:
i miei ringraziamenti ad entrambi, con lieve inchino, ma dato che sono imbranata inciampo e quindi forse è solo meglio che stia ferma e via sorrida. ma con tutto il cuore.
Oct. 13
Lorenzowrote:
I miei omaggi, Lady C.
Oct. 12
non ti adoro perchè son ateo, non ti insulto perchè son gentlemen, non ti chiedo in moglie perchè son innamorato di un'altra, ma ti stimo, ti stimo, ti stimo!
Oct. 6
clarawrote:
ma grazie, carissimo. benvenuto!
June 7
treruote xwrote:
Da ieri e per tutta la vita Fans The Clara
June 5
Clerwrote:
frittola!
May 6
Foca diceva e nulla si smosse finchè la foca intervenne per mettere in chiaro che chi foca fa foca non è, bensi foche si nasce ma non per forza lo si è finche foca non ti separa.
Mar. 18
Clerwrote:
io sono fans tua clarè! clarè alice intendo, ma anche di clarè brescia.
spero si torni.
io resto.
a smaronarvi come più mi aggrada
Feb. 22
clarawrote:
allora, mia piccola amica, rimarrò in attesa di informazioni. ma non smettere mai di scrivere.
Feb. 2
Alicewrote:
claretta cara, in risposta alla tua gradita richiesta di interventi:
credo abbandonerò il blog.
forse mi trasferirò altrove, o forse no. Non lo so. Ma di certo questo windows live space non lo capisco più. Per il momento sto semplicemente attenendomi ad un patto di non belligeranza. Ma credo che ormai tra noi sia tutto finito. Il divorzio è alle porte. Lui non mi soddisfa più e io non ho più alcun rispetto per lui. Separati in casa. é tutto molto triste.
informerò i miei fansss dei prossimi movimenti.
Feb. 2